"Stice è uno di quegli atleti di cui si capisce subito che il corpo è un dono divino immeritato, tanto poco ha a che fare con la sua faccia. Assomiglia a una foto incollata male, un personaggio sovrumano di cartone con un buco al posto della faccia. Uno splendido corpo da atleta, agile e affusolato e striato di muscoli nervosi - come un corpo di Policleto, di Mercurio o di Teseo prima delle prove -" p.764
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| Doriforo, Policleto |
Nell'enorme oceano di argomenti trattati da David Foster Wallace troviamo anche quello della bellezza. Nel passaggio sopra citato lo scrittore sta ritraendo la figura di Ortho Stice, uno dei molti atleti presenti nell'opera. L'importanza della descrizione è grande, poche righe ci regalano l'immagine di un gigante scolpito nel più pregiato marmo, un dio in mezzo ai mortali, un essere superiore per dono divino e non per proprio merito.
Ancora una volta, come per la descrizione della partita di Orin, lo scrittore utilizza parole legate alla religiosità per descrivere la realtà terrena dello sport.
